Ciao a tutti, in questo JC dai toni sinistri parliamo di un lavoro che ha avuto una grossa risonanza mediatica, soprattutto tra gli zoologi. Si tratta di: Philippe et al. “Acoelomorph flatworms are deuterostomes related to Xenoturbella” pubblicato su Nature l’anno scorso da personaggi come Max Telford ed Hervè Philippe, dai quali ho avuto il privilegio di essere educato e con cui tuttora lavoro. Putroppo fanno i loro Nature paper senza di me
. E’ un articolo di filogenesi che propone una nuova filogenesi per 2-3 phylum di dubbia origine e semplice forma (gli Acoelomoprha e la Xenotrubella), nonché una nuova interpretazione dell’ evoluzione di tutti gli animali in generale.
Articolo:
http://www.nature.com/nature/journal/v470/n7333/full/nature09676.html
Wiki dei protagonisti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Acoelomorpha
http://en.wikipedia.org/wiki/Xenoturbella
Il titolo che ho dato a questo post è una traduzione del titolo di un commento trovato nel web: http://www.hoxfulmonsters.com/2011/02/the-missing-link-has-gone-missing-a-new-study-involving-xenoturbella-and-acoels/.
Perché l’ anello mancante? Nel corso degli anni novanta e duemila era in voga l’ idea tra gli zoologi che gli Acoela (piccoli vermi simili ai platelminti) o Acoelomorpha (se includiamo anche i Nemertodermatidi, altri vermi) fossero molto basali tra gli animali. Molti pensvano che fossero l’ annello di congiunzione tra i bilateri (noi, i gamberoni, la trota, i calamari, è quasi mezzogiorno e la fame si fa sentire) e i non bilateri (coralli, spugne). (Nb: lo so che l’ anello di congiunzione di per se non esiste, o meglio è impossibile da trovare: qui è inteso come il gruppo vivente che nell’ albero si colloca tra due gruppi più noti).
In accordo con questa visione “classica”, gli Acoela si sarebbero evoluti da uno dei primi tentativi di sviluppare la simmetria bilaterale e di strutturare il corpo con un ano e una bocca. In effetti gli Acoela (chiamati cosi perché non hanno celoma) hanno 3 strati di cellule distinti (i famosi nostri 3 foglietti embrionali) mentre i non-bilateria mai più di due (detti per questo diploblasti ); gli Acoela però non hanno una chiara distinzione tra ano e bocca (che noi per fortuna abbiamo…). Il fautore principale di tale ipotesi era ed è Andreas Hejnol, che li ha studiati alle Hawaii e in Norvegia sia dal punto di vista morfologico che molecolare (Hejnol et al. ProcB).
INTERMEZZO :Andreas pare sia uno dei soli 4 umani ad aver visto TUTTI i phylum animali dal vivo e vivi (alla terza birra si vanta parecchio della cosa, ma come dargli torto…).
Ma tornando agli Acoela, Max Telford (che è l’ autore senior del articolo del JC) e’ abbastanza amico di Andreas e alcuni anni fa decisero di darsi battaglia accademica. La battaglia naque perché Andreas raggruppo’ gli Acolea con la Xenetorbella (altro vermicello rosa, e cavallo di battaglia di Telford) e li mise “alla base” dei bilateria. Telford non ci vide giusto (lui la Xentorubella la metteva coi Deuterostomi) e fece partire le controanalisi.
Infatti, il paper di Philippe et al & Telford dice che gli Acoela non stanno in quel punto strategico dell’ albero (alla base come dice Hejnol) ma sono più imparentati con noi vertebrati, o meglio sono deuterostomi, affini agli ambulacraria (cioè le stelle di mare) e sarebbero il sister group della Xenotrubella, in un gruppo che loro chiamano Xenacoelmorpha).
In pratica gli Acolea (ma anche la Xenotrubella) appartengono ad un gruppo dalla morfologia più complessa (i deuteorostomi), ma hanno perso molte delle caratteristiche del loro gruppo di appartenenza per semplificazione secondaria. Questo è un paradigma importante che ci insegna una volta di più che le relazioni filogenetiche non rispecchiano per forza un gradualismo di complessità (dal più semplice al piu’ complesso, come diceva il mio libro di Zoologia! bensi ci sono parecchi casi di semplificazione nella NEW ANIMAL PHYLOGENY: http://www.pnas.org/content/97/9/4453.long). Infatti l’ albero corretto dovrebbe essere quello con maggiori steps sia per quanto riguarda la morfologia (immagino), che per quanto riguarda la distribuzione dei mirna (fig 1)
La conclusione di Philippe et al. si basa su una matrice di geni mitocondriali (11 geni, fig2) e una filogenomica (197geni, fig3). I supporti non sono alti, ma la cosa è abbastanza ovvia in quanto stiamo parlando di specie che evolvono molto velocemente e che possono dare luogo ad artefatti filogenetici come il Long Branch Attraction. In questi casi c’ è un segnale “non-filogenetico” che spinge verso una filogenesi incorretta. Ci sono vari accorgimenti per scappare da questi artefatti, come ad esempio utilizzare un modello evolutivo più appropriato (che gli autori fanno). Un po’ di segnale non-filogenetico in genere resta però, contribuendo a rendere i supporti sull’ albero bassini.
Sicuramente l’ albero che mostrano non è definitivo, gli Xenoacelomorpha dovrebbero essere si deuterostomi, ma dove stanno precisamente non si puo dire con questi risultati. (cosi ad occhio ci sono tre o quattro LBA che si contrappesano, un incubo). Molto più solida l affermazione che gli Acolea non sono “l’anello mancante” tra diplobalsti e bilateri: quindi non è detto che l’ancestore di noi bilateria (il famoso URBILATERIA) fosse un vermetto semplice semplice; potrebbe essere stato una cosa piu complessa, con tubo digerente completo, protnepfridia, branchiette etc etc…
Una particolarità:
Quattro anni fa Max Telford mi chiese di fare delle analisi mitocondriali per testare se gli Acolea fossero sister group di Xenotorubella. Feci le mie analisi da buon studente PhD e la mia conclusione fu che Acoela fosse attratto (erroneamente) da Xenotrubella a causa di Long Branch Attraction (un accenno in Bourlat et al. 2009 BMC Evol Biol) La mia conclusione fu sbagliata a quanto pare…li mortacci miei…. L articolo di Philippe usa più Acoelomorpha di quelli che ho usato (aumentare il taxon sampling ha il vantaggio per lo meno teorico di ridurre il LBA) e mostra che esperimenti atti a ridurre il LBA aumentano il supporto per Xenoacoelomorpha. Questo per me è convincente.
Simpatico anche il news and view di Nature sull’ argomento: trattandosi di un magazine, Nature con queste diatribe zoologiche ci va a nozze: http://www.nature.com/news/2011/110209/full/470161a.html?s=news_rss
Ciao a tutti
Omar




